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di Franco Palmieri

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“Nessuno sa quando il lupo sbrana” ovvero un viaggio a ritroso nell'inferno domestico ed altre storie, un recupero poetico-memoriale di quella biografia familiare che in ciascuno di noi, volenti o nolenti, segna fatalmente non solo l'affacciarsi dell' Io al mondo ma troppo spesso, troppo universalmente, quello che sarà il cammino esistenziale successivo di ciascuno, il crescere e formarsi, il tono emozionale della progressiva relazione con persone e cose. Un percorso interiore che a volte dura fino al tempo affrancato dalla maturità adulta dell' Io e altre, invece, persiste drammaticamente per la durata sotto scacco di un'esistenza intera.
La famiglia, questo paradigma che declina biografie e destini, questa dimensione antropologica nucleare che negli ultimi cinquant'anni è stata (e ancora lo è) la linea del fronte di una guerra culturale, spirituale, filosofica, fra la tranquilla stabilità repressiva della Tradizione e la pressione tenace di un Tempo nuovo, ribelle e rivoluzionario (almeno nelle sue premesse utopistiche e desacralizzate).

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A una ragazza pasoliniana

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Marco BoiettiNessuno sa quello che hai vissuto o meglio lo sa perché lo hai scritto e io leggo / il coraggioritrovato folgora gli sguardi di coloro che non si abitueranno mai alla fuga/ ma proprio a te doveva capitare quel tempo di gioventù vestito da tiranno?
Ma gli incisivi del lupo non possono neppure scalfire l’umanità del tuo cuore che piace ai bambini che chiedono il tuo latte di poesia e quando lo hanno avuto piangono e soffrono ancora di più, come quando leggono: /abbraccio forte il dolore: non si può raccontare ilframmento di luce che mi balla negli occhi. Conto i fiori che mi regalo nella follia di un sogno/Non vuoi, non puoi perdere quei legami perché sono loro che non ti lasciano andare via dai /gradini di una scalinata infinita. Ogni gradino una storia sconosciuta/ come quella dei ragazzi di Bollate/divorati da un’unica solitudine. Il quotidiano è un lusso della sceneggiatura/.
Sono molte le corde che ti tengono legata forse anche al proprio egoismo individuale. Non lo so. E non ricordo, anche se li avevo a suo tempo studiati, i tempi di durata per il processo di beatificazione. Ma anche se un /‘Caro ragazzo magro con gli occhi spiritati e le scarpe sempre lucide da vero giramondo/ ti dicesse :<< Maddalena, dimentica, hai espiato abbastanza>>. Ci riusciresti a fare del tuo animo ‘…un mare calmo fi Foceverde’ ?
Tu quella che negli incontri dei poeti diceva basta con questa poesia triste! Tu continui a raccontare, raccontandoti, lasciando sulla strada vere lacrime o lacrime vere di chi legge, /mi chiedo di quale paesaggio’? Rispondo : di chi legge ‘Nessuno sa quando il lupo sbrana’.
Cresce in più vigneti chi scrive poesia ma dentro di te è cresciuta e continuano a proliferare quelle parole agro-dolci che si contentano di poco sole, come certi vini che ti lasciano in bocca il retrogusto della vita.
Ma questa è un’altra poesia.

Milano 15/ 1/ 2012

                Marco Boietti

 

La Generazione dei Poeti Berlinesi

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Otto poetesse per l'otto marzo - 2012

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